Ti è mai capitato di fare qualcosa e, invece di chiederti se ti piace davvero, pensare subito a cosa ne penseranno gli altri?
Magari hai preso una decisione e senti il bisogno di raccontarla a qualcuno per sapere se hai fatto la scelta giusta. Oppure hai pubblicato qualcosa sui social e, quasi senza accorgertene, inizi ad aspettare i “mi piace”, i commenti, le reazioni. O ancora, hai detto quello che pensavi, ma subito dopo hai iniziato a chiederti se avresti potuto esprimerlo diversamente. Se l’altra persona si sarà offesa. Se avrà capito. Se avrà una buona opinione di te.
A volte il bisogno di approvazione è molto più sottile.
Può manifestarsi nel modo in cui ti vesti, nelle scelte che fai, nelle relazioni che mantieni, nel lavoro che svolgi o persino nel modo in cui racconti te stessa agli altri. Potresti accorgerti di cercare continuamente conferme: “Ho fatto bene?”, “Secondo te sono stata brava?”, “Ti piace?”, “Cosa ne pensi?”
Domande apparentemente innocue, che fanno parte della nostra quotidianità. E naturalmente non c’è nulla di sbagliato nel desiderare il confronto, nell’ascoltare il punto di vista di una persona che amiamo o nel piacere agli altri. Il punto non è smettere di confrontarsi con il mondo. Il punto è accorgerci di cosa succede dentro di noi quando la nostra serenità dipende interamente dalla loro approvazione.
C’è una grande differenza, infatti, tra il piacere di sentirsi riconosciute e il bisogno di essere riconosciute per sentirsi abbastanza. Nel primo caso, l’apprezzamento dell’altro è un dono bello che riceviamo. Nel secondo, diventa la misura del nostro valore: Se mi approvi, valgo. Se mi scegli, sono importante. Ma cosa succede quando quell’approvazione non arriva? Perché abbiamo così bisogno che qualcun altro ci dica quanto valiamo?
Il bisogno di appartenenza e le piccole rinunce quotidiane
Dentro ognuna di noi esiste un bisogno profondo di sentirsi parte di qualcosa. Di una famiglia, di un gruppo, di una relazione. Desideriamo un ambiente in cui possiamo essere noi stesse senza avere continuamente paura di essere escluse o rifiutate. È una necessità umana fondamentale.
Il problema nasce quando, per proteggere questo posto nel mondo, iniziamo a rinunciare a pezzi di noi. E questo accade molto più spesso di quanto immaginiamo, nei dettagli più piccoli del nostro quotidiano:
Quando sei con le amiche e dici “Va bene, per me è uguale” sul ristorante, anche se preferiresti altro, solo per paura di rovinare i programmi.
Quando al lavoro hai un’idea diversa ma preferisci restare in silenzio, temendo di sembrare presuntuosa o poco collaborativa.
Quando qualcuno fa una battuta che ti ferisce, ma ridi insieme agli altri per non sembrare troppo sensibile.
Quando una persona che ami ti chiede qualcosa e tu dici sì, perché temi che un "no" possa farla allontanare.
Attraverso queste piccole rinunce, iniziamo a confondere l’appartenenza con l’approvazione. Pensiamo che per essere amate dobbiamo essere come gli altri desiderano, sempre all’altezza delle aspettative. Così, la domanda silenziosa che ci accompagna per anni diventa: “Come devo essere per essere amata?”
L'altalena emotiva dell'autostima
È affascinante notare quanto tutto questo sia legato a doppio filo all’autostima. Quando non siamo ancora riuscite a riconoscere appieno il nostro valore interiore, la trappola più comune è quella di iniziare a cercarlo fuori di noi.
In questo modo, la nostra serenità finisce per dipendere costantemente dagli altri: un complimento sincero ci fa toccare il cielo con un dito, mentre una critica, anche minima, basta a destabilizzarci. Allo stesso modo, essere scelte ci fa sentire importanti, ma se veniamo ignorate rischiamo di sprofondare nell'invisibilità. Persino i nostri risultati diventano un'altalena emotiva, dove il successo ci fa sentire capaci e un singolo fallimento è sufficiente a metterci completamente in discussione.
Se senti che queste dinamiche ti appartengono e vuoi iniziare a fare la differenza per te stessa, nel mio articolo 10 Passi per Ricostruire l’Autostima esploreremo proprio questo viaggio. Inoltre, puoi trovare una meditazione per ritrovare il Tuo Valore passo dopo passo leggendo questo articolo oppure seguendo la mia voce su Youtube.
Foto di Aditya Saxena su Unsplash
Il vero passaggio di crescita: appartenere senza tradirsi
Il vero passaggio di crescita, allora, non consiste nel tagliare i ponti con il mondo o nello smettere di avere bisogno degli altri. Non significa diventare così indipendenti da non voler più nessuno accanto, e nemmeno sforzarci di credere a tutti i costi che il giudizio altrui non ci tocchi minimamente.
La verità è che siamo esseri relazionali: è del tutto naturale desiderare amore, vicinanza, riconoscimento e un senso di appartenenza.
Il vero punto di svolta è un altro. È iniziare a comprendere che possiamo appartenere a un legame senza per questo dover tradire noi stesse. Possiamo imparare a dire di no e continuare a essere amate, ad avere un’opinione diversa dalla maggioranza e persino a cambiare idea lungo il cammino. Abbiamo il diritto di tracciare confini sani, di scegliere una strada che gli altri non riescono a comprendere e di accettare il fatto di non essere perfette.
Possiamo mostrare la nostra parte più fragile o deludere le aspettative di qualcuno, senza che questo ci renda persone sbagliate. E sì, lungo questo percorso possiamo persino scoprire che non tutti ci approveranno. E va bene così. Perché la verità è che non siamo venute al mondo per diventare la versione di noi che piace a tutti. Siamo venute qui, semplicemente, per tornare a essere noi stesse, manifestando la nostra autentica essenza.
E se il bisogno di approvazione fosse un invito a guardarsi dentro?
Ogni volta che proviamo un disagio o un fastidio, l’invito è sempre lo stesso: osservarsi. Senza giudizio. Anche il bisogno di approvazione, proprio perché è un “bisogno”, ha necessità di essere visto e accolto per quello che vuole comunicarci.
La prossima volta che senti l'urgenza che qualcuno ti dica che hai fatto bene, prova a fermarti un momento e a rivolgerti queste domande:
“Io cosa penso di quello che ho fatto?”
“Se nessuno potesse darmi un’opinione, cosa sceglierei?”
“Che cosa penso io di me in questo momento?”
“Quale parte di me sto cercando di nascondere?”
Non devi necessariamente trovare una risposta immediata. Molte volte è solo la mente che vuole razionalizzare tutto, trovare il "perché" e il "percome". Tuttavia, il solo fatto di sforzarci di osservare quel fastidio, rimanendoci dentro senza cacciarlo o ignorarlo, fa sì che qualcosa si sciolga. Avviene, lentamente, una trasmutazione.
Ed è proprio per sostenerti in questo momento di passaggio, per aiutarti a dare una direzione a ciò che si sta muovendo dentro di te, che ho pensato a un piccolo regalo.
Il tuo strumento pratico: Il Diario dei Confini Sani
Se vuoi iniziare a mettere in pratica l'auto-osservazione di cui abbiamo parlato e imparare a tracciare confini più sani nella tua quotidianità, ho preparato una risorsa concreta per te.
Si chiama "Il Diario dei Confini Sani": una guida in PDF con 3 esercizi di scrittura riflessiva pensati per aiutarti a dire di no senza sentirti in colpa, proteggere la tua energia e ritrovare finalmente il tuo centro.
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(Il download è immediato e gratuito: ho scelto di lasciarlo libero, senza bisogno di registrarsi o lasciare la tua email, perché desidero che tu possa iniziare subito, senza barriere).
Mentre scarichi il diario e inizi a guardarti dentro, mi piacerebbe molto fare un pezzetto di questo viaggio insieme a te...
Parliamone nei commenti...
Ti sei riconosciuta in una delle "piccole rinunce" quotidiane di cui abbiamo parlato? Qual è la situazione in cui fai più fatica a fare a meno dell'approvazione degli altri?
Se ti va, condividi la tua esperienza o un tuo pensiero qui sotto nei commenti: leggerti, ascoltare la tua storia e risponderti è sempre un regalo immenso per me.
Foto di copertina di Fernando Rodrigues su Unsplash